DACHAU.

Scritto da Simona Luddeni. Stanza: Fuori casa, Salotto

Oggi 27/01 è il giorno della memoria. Non ho molto da dire, anzi ne avrei… ma penso che in questi anni siano stato investite un sacco di parole su questo aberrante periodo della Storia.

Questo post nasce di getto, perché stamattina ho aperto fb e ho iniziato a vedere nella mia bacheca un sacco di link, post, foto che ricordano quanto l’essere umano possa essere bieco, cinico e ripugnante.

Ma nasce anche perché la Storia ci deve insegnare, ma non ci deve “distrarre”… come ho già detto, dobbiamo ricordare perché non accada mai più… ma dobbiamo anche continuare a guardare dritto sul nostro presente.

Oggi in molti si sveglieranno senza nemmeno accorgersi della ricorrenza, altri passeranno la giornata a condividere link sull’accaduto, qualcuno ne approfitterà per puntare il dito e seguire la scia dell’odio, solo pochi soffriranno veramente… quei pochi che ancora hanno tatuato quel numero addosso.

Solo quei pochi, che ancora ci sono, hanno il diritto di soffrire veramente, noi altri dobbiamo solo tutelare le generazioni future perché questo non accada mai più.

E dobbiamo risolvere il presente, perché il passato non lo possiamo né modificare né cancellare.

EinEspressoBitte a Dachau

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E il presente parla di un bambino di 3 anni, ucciso con un colpo di pistola alla testa e bruciato… il presente parla di una moneta da 50 centesima lasciata lì… come a dire che quella vita  potesse valere solo quello.

Eccoli i lager dei giorni nostri: camorra, ‘ndrangheta, sacra corona unita e mafia italo/americana.

Ci sono ancora. Non hanno bisogno del giorno della memoria… no, perché sono ancora aperti. E non guardano in faccia nessuno, nemmeno un bimbo di 3 anni.

Ora, detto ciò… vi lascio alle immagini di Dachaunon ho intenzione di commentarle, parlano da sole.

Ci sono stata 2 volte. 

Arrivando in auto la prima cosa che si vedono sono le famose torrette, la prima cosa che mi è venuta… è stata la nausea.

La giornata non ha aiutato nessuna delle due volte. Uggiosa, grigia e tetra… e tutte e due le volte ho avuto la stessa impressione… che la sofferenza fosse ancora lì dentro. Dicono che le morti violente rimangano lì dove sono successe… dicono… chiamatela suggestione, ma a me è parso così.

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Queste sono le immagine di un lager del passato…per le immagini di quelli del presente bisognerebbe chiedere alle persone che hanno ucciso quel piccolo di 3 anni…lui le aveva nello sguardo. 

Chiudo con due frasi lette sulla bacheca di due amici.

Fatevi un favore, andate a Dachau. (Gianpaolo).

Il passato è un tesoro, il presente è un atto di coscienza, il futuro deve essere una sicurezza (Patrizia)

Simona 

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Commenti (6)

  • Anna

    |

    Cara Simona,
    all’elenco dei moderni lagher si dovrebbero aggiungere i tanti “centri di accoglienza” sparsi per l’Italia e l’Europa, che in realtà sono veri e propri centri di detenzione per una poverissima e disgraziata manodopera ricattata dalla “clandestinità”.

    Rispondi

  • Patricia Moll

    |

    Ciao, hai detto parole giuste! Tra il passato ed il presente…. cambia il nome di certe cose ma non le cose in tutto e per tutto.
    Io non ci sono mai stata. Mia figlia sì, con la scuola, ad Auschwitz. Non ha fatto una foto. Non ha mai detto come è… soltanto che le sembrava che le mancasse il fiato… che le sembrava che da dietro ad ogni costruzione dovessero arrivare i prigionieri…
    Mio nonno invece c’era stato, a Norimberga ma come prigioniero.
    Purtroppo non so niente di quel periodo perchè è morto che io ero molto piccola e invece avrei tanto voluto sapere… conoscere…. capire… se c’è qualcosa da capire…
    Ciao

    Rispondi

    • Simona Luddeni

      |

      Ciao Patricia! Secondo me c’è tanto da capire…perché le stesse cose succedono, ma con forme diverse…travestite da altre tragedie…l’unico modo per proteggere le generazioni future è far conoscere…anche mio zio era stato internato, ma non voleva parlarne…una volta sola ho sentito la testimonianza di una donna sopravvissuta.
      Anch’io ho avuto la stessa sensazione di tua figlia…

      Rispondi

  • LaWoodstock

    |

    A Dachau ci sono stata una volta sola tanti anni fa. Era agosto, faceva freddo ed il cielo era dello stesso colore del cielo delle tue foto. Ricordo le torrette da lontano. Anche io ho sentito forte la nausea appena sono entrata da quel cancello… Non me la ricordavo e l’ho risentita adesso guardando le stesse cose che hanno visto i miei occhi…

    Rispondi

    • Simona Luddeni

      |

      …è strano come delle foto richiamino alla mente quelle sensazioni, capita anche a me ogni volta che le riguardo!!! Sembra di viverle sul momento!

      Rispondi

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